QUANDO I SOCIAL UCCIDONO
Suicidi on-line, i casi limite in Italia
Cyberbullismo, revenge porn, istigazione nelle challenge, social come luogo forzato per disagio e autolesionismo, fino alla morte: storia di sofferenza e dolore per le famiglie colpite, milioni di visualizzazione per un video contenente immagini di suicidio. Nell’Era dei social network i casi sono aumentati, anche in Italia. Solo nel 2025 ben 195 le segnalazioni di intenti suicidari finite al commissariato di Pubblica Sicurezza online, il sito ufficiale della Polizia Postale. I casi più eclatanti riguardano due adolescenti.
Irene Roggero è la madre di Rossella Ugues, che aveva solo 12 anni quando nel 2024 si è tolta la vita. Ora la mamma cerca giustizia nelle aule di tribunale, ha lanciato la sfida a Meta e TikTok, testimoniando anche a teatro (Live In Milano, evento di Sky TG24) perché non accada mai più: “abbiamo trovato un mondo di elementi oscuri, ricerca di immagini che inneggiavano alla depressione, all’autolesionismo, che romanticizzavano addirittura il concetto. Lei ha iniziato a cercare in modo autonomo queste cose, siamo abbastanza convinti che non sia stata manipolata. Non so perché dentro di lei ci fosse questo seme di oscurità che poi, nell’arco di sei mesi, è stato innaffiato dai social che rafforzavano le sue ricerche. Abbiamo scoperto la sua ‘tana del Bianconiglio’, chiamiamola così, quando era ormai troppo tardi.”
Mirna Mastronardi è un’altra donna distrutta, 37enne, giornalista e madre di Anna Dea Mastronardi Fiore, suicida ad appena 15 anni anche lei nel 2024.

