CITTA’ CYBORG, LA SMART CITY E’ AUTORITARISMO TRAVESTITO NEL DIGITALE
Il saggio di Adam Greenfield sui territori convertiti in sorveglianza di massa
Su gentile concessione della Gog Edizioni pubblichiamo in esclusiva uno stralcio del libro Città Cyborg, contro la smart city scritto da Adam Greenfield, saggista americano: “cavi, reti, server, flussi di dati, traffico di utenti. Le città stanno diventando metapiattaforme dove ogni interazione tra cittadini, ma anche ogni rapporto con le istituzioni, è mediato da macchine, da un enorme arsenale di tecnologie di riconoscimento, sorveglianza e ottimizzazione dell’efficienza. Come sarà la vita nelle Città Cyborg del futuro?”
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La smart city presenta un insieme di qualità, in potenza, molto coerenti con l’esercizio dell’autoritarismo. In parte come conseguenza della loro affinità ideologica con il neoliberismo, i prototipi di smart city tendono a essere progettati all’interno di amministrazioni civiche che non hanno una tradizione particolarmente solida di social-democrazia. (…) È indubbio che gran parte dell’entusiasmo per gli Stati autoritari che vediamo da parte degli implementatori di smart city abbia a che fare con la velocità mozzafiato con cui le cose possono essere realizzate in luoghi come Singapore o gli Emirati, una volta che il centro di potere ha deciso che un determinato progetto si qualifica come di interesse nazionale. È facile capire perché le organizzazioni più abituate a lavorare al ritmo della tecnologia possano preferire questa modalità all’indisciplinato andirivieni della democrazia e alla dinamica due passi avanti/un passo indietro che sembra invariabilmente accompagnarla. (…)

