iPhone, tutto ok manco per niente
Non è solo pubblicità accalappia infanzia, ma l’azione transumanista di Big Phone
“Tutto ok, è iPhone”? Manco per niente. Campeggia in Via Melchiorre Gioia a Milano, è l’ultima trovata pubblicitaria della Mela Morsa di Steve Jobs. Non si tratta solo di un’azione di marketing e di un distorto messaggio accalappia infanzia, come per altro denuncia il Garante, ma di una vera e propria azione transumanista senza scrupoli perpetrata da chi, sempre più con le spalle al muro per l’evidenza dei nefasti effetti collaterali dei suoi strumenti, ha deciso di giocarsi la carta della disperazione per continuare ad insinuarsi nell’immaginario collettivo di bambini, adolescenti e ragazzi, i nativi digitali. Sulla loro pelle, per prendersene le vite, investono programmi neoglobalisti e miliardi di fatturato.
Pericolo elettrosmog da wireless in età pediatrica, social sempre più alla sbarra, divieto di utilizzo di Smartphone per i minorenni, centri di recupero per terapie di disconnessione manco fossero i SerT per i tossicodipendenti: in mezzo mondo c’è la rivolta di famiglie disperate che ricorrono nelle aule di tribunale (anche in Italia) per chiedere giustizia mentre la legislazione dei governi più virtuosi (Francia e Australia) vuole farla finita con la tracotanza di Big Phone … e cosa fa Apple? Esattamente l’opposto.
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha chiesto l’intervento immediato dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria: “Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione, normalizzando quello che purtroppo ci capita di vedere con preoccupante frequenza: bambini anche molti piccoli affidati al baby-sitting elettronico, punto di avvio di una possibile dipendenza con gravi conseguenze sul loro sviluppo psicologico e cognitivo. Sono soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a consegnare i dispositivi ai bambini – meglio: i bambini ai dispositivi – già a partire dalla primissima infanzia. Una pubblicità del genere normalizza e autorizza questi comportamenti e rischia di vanificare gli sforzi della politica e anche quelli delle famiglie auto-organizzate (come “Patti Digitali”) muovendosi in direzione uguale e contraria”.
Il tema ci è particolarmente caro. Disconnessi ha prodotto webinar, Podcast, puntate de La TecnoGabbia, dossier e numerosi articoli per denunciare la deriva transumanista perpetrata dalla Silicon Valley ai danni dei minori. Di questo tema se ne parlerà anche domenica 13 settembre a Roma nell’ambito della festa di compleanno di Disconnessi. La posta in palio è altissima. C’è una generazione intera da salvaguardare.

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Giornalista d’inchiesta, scrittore d’assalto, conferenziere, opinionista radiotelevisivo. È una delle voci più rappresentative dell’informazione italiana senza censura in tema di digitale e tecnologie. Relatore anche in sedi istituzionali italiane ed estere, ha preso parte a numerose manifestazioni pubbliche per denunciare i pericoli della transizione digitale. E' ideatore e direttore di Disconnessi.

